Naufraghi in porto - cover

Naufraghi in porto

Grazia Deledda

  • 12 april 2020
  • 1230003815595
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Samenvatting:

DAL LIBRO: In casa Porru, nella camera dei forestieri, c’era una donna che piangeva. Seduta per terra, vicino al letto, con le braccia sulle ginocchia sollevate e la fronte sulle braccia, piangeva singultando, scuotendo la testa come per significare che per lei non c’era, non c’era più speranza. Le sue spalle rotonde e il suo dorso ben fatto, ben disegnato da un corsetto di panno giallo, s’alzavano e si abbassavano come un’onda.

Intorno era quasi buio: la carnera non aveva finestra; la porta spalancata su una terrazza di mattoni s’apriva su uno sfondo di cielo cenerognolo che andava sempre più oscurandosi. Su quello sfondo brillava una piccola stella gialla lontana; e nel cortile s’udiva un grillo zirlare e la zampa d’un cavallo, di tanto in tanto sbattersi sulle pietre del selciato.

Una donna bassa e grassa, in costume nuorese, con un gran viso di vecchio grasso, apparve sulla porta, con in mano una lampada di ferro a quattro becchi, in uno dei quali ardeva un lucignolo nuotante nell’olio.

— Giovanna Era, — disse con voce grossa e rude, — che fai lì al buio? Sei lì? Che fai? Mi pare che tu pianga! Tu sei matta, in verità mia, tu sei matta!

L’altra continuò a singhiozzare più forte.

— Ah! Ah! Ah! — disse la donna grossa, avanzandosi, come sorpresa e scandalizzata. — Lo avevo detto io che piangevi! Perchè piangi? Tua madre è giù che li aspetta, e tu piangi come una matta che sei.

Attaccò il lume ad un lungo chiodo sul muro, e cominciò a girare attorno alla donna piangente, cercando invano parole per confortarla. Non riusciva a dirle altro che:

— Ma sei matta, Giovanna, sei matta!

La camera dei forestieri (così viene chiamata a Nuoro la stanza che in tutte le case all’antica è destinata agli amici ospiti dei paesi vicini) era vasta, bianca, rozza, con un gran letto di legno, un tavolino coperto da un tappeto di percalle con sopra chicchere e tazze di vetro; con moltissimi quadretti appesi in alto sulle pareti, quasi sotto il soffitto di legno grezzo. Dalle travi del soffitto pendevano grappoli d’uva raggrinzita e di pere gialle dai quali pioveva una sottile fragranza. Bisacce di lana, colme, diritte, stavano qua e là per terra.

La donna grassa, che era la padrona di casa, sollevò una di queste bisacce, la portò più in là, poi la riportò al posto donde l’aveva presa.

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